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Miniere d’argento di Potosi

Potosi silver mine

Oggi o domani visiterò una miniera d’argento di Potosi, probabilmente con un agenzia turistica di ex minatori.

A quanto dice internet, quasi tutti quelli che ci lavorano muoiono di silicosi verso i 40-50 anni. Probabilmente prima, se iniziano a lavorarci a 15 anni.
Lavorano più o meno come ai tempi della colonizzazione spagnola, con picconi e dinamite.
La roccia contiene amianto e silicio; l’acqua che cola dal soffitto cianuro e arsenico.

In queste miniere gli spagnoli hanno fatto invidia a Hitler. Circa 8 milioni di schiavi africani e indigieni ci hanno lasciato la pelle in queste miniere negli ultimi secoli.

Le miniere sono di proprietà di una cooperativa di minatori; i minatori sono ‘self employed’ – un po’come da noi ci sono i contratti ‘a partita iva’.

Vorrei capire chi fa il prezzo dell’argento – la catena di rapporti economici che rendono possibile anche qui la solita merdosa minaccia: lavoro o salute.

Io andrò a fare il turista. I tour insegnano e forse aiutano a far sapere al mondo di questi posti; inoltre i minatori si aspettano un po’ di foglie di coca, guanti, dinamite o bibite come regalo – una forma di miglioramento delle condizioni di vita che non è molto lontana dall’elemosina. Ma i tour devono purtroppo includere anche momenti di “divertimento” – come una bella esplosione di dinamite – il botto alla fine del tour.

E poi tutti al Salar di Uyuni con gli altri mochileros, a farsi fotografare mentre si salta felici.
Ogni tanto intuisco perché ai boliviani non piacciano i turisti.

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